New Michel8 del 27 Settembre 2020

«Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: «Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna». Ed egli rispose: «Non ne ho voglia». Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: «Sì, signore». Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli.

Vangelo di Matteo 21, 28-32

«Gesù si rivolge ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo e cioè a quelli che avevano l’autorità, l’autorità giuridica, l’autorità morale, l’autorità religiosa: tutto». Egli «parla chiaro» a coloro «che decidevano tutto: pensiamo ad Anna e Caifa, che hanno giudicato Gesù, o a quella parola di Caifa: è più vantaggioso per noi che muoia un uomo per il popolo e che non si rovini la nazione intera”». Insomma, ha affermato Papa Francesco, «loro decidevano tutto, hanno anche preso la decisione di uccidere Lazzaro, perché era una testimonianza che non era conve-niente per i loro interessi». Erano «uomini di potere» e «da loro è andato Giuda, per negoziare: “Quanto mi date se io lo porto da voi?”». Proprio «così è stato venduto Gesù». E loro «erano i sacerdoti, i capi».
Queste persone, ha spiegato Francesco, «erano arrivate a questo stato di prepotenza, anche di tirannia al popolo, strumentalizzando la legge»; ma «una legge che loro hanno rifatto tante volte fino ad arrivare perfino a cinquecento comandamenti: tutto era regolato, tutto!». Era «una legge scientificamente costruita, perché questa gente era capace, conosceva bene, facevano tante sfumature». Però, ha fatto notare il Pontefice, «era una legge senza memoria: avevano dimenticato il primo comandamento che Dio ha dato al nostro padre Abramo: cammina nella mia presenza e sii irreprensibile». Invece «loro non camminavano: sono sempre stati fermi nelle proprie convinzioni e non erano irreprensibili».
Inoltre, ha proseguito il Papa, «non avevano memoria perché avevano dimenticato anche i dieci comandamenti di Mosè». Questi «aveva dato i comandamenti, ma loro con questa costruzione della legge intellettualistica, sofisticata, casistica, dimenticavano la legge di Mosè». Così «questa legge divenne come un vitello d’oro —un altro vitello d’oro —al posto della legge di Mosè». Per esempio, ha spiegato Francesco, «il quarto comandamento —uno dei più belli, se non il più bello —e l’unico che dice che ci sarà un premio: onora, abbi cura dei tuoi genitori». Eppure si potrebbe arrivare a dire: «Ma se i genitori hanno bisogno e io ho fatto un voto e ho dato i miei soldi al tempio, mi spiace carissimi genitori ma arrangiatevi come potete». Ed ecco che così «cancellano con la legge fatta da loro, la legge fatta dal Signore: manca quella memoria che attacca l’oggi con l’origine, con la rivelazione».
«Gesù è stato vittima di questi —ha affermato il Pontefice —ma la vittima di tutti i giorni era il popolo umile e povero, del quale ci parla oggi Sofonia: “Lascerò in mezzo a te un popolo umile e povero, confiderà nel nome del Signore e sarà il resto di Israele”» (3, 1-2.9-13). Dunque, ha proseguito, «è come dire, un po’ più fortemente, quelli che sono scartati da voi, quelli che hanno fede nel Signore e vivono di questa fede». Gesù «a loro dice: il problema non è compiere la legge, il problema è pentirsi», ha aggiunto Francesco. Facendo ancora riferimento al vangelo di Matteo, il Papa ha spiegato che è proprio il caso del primo dei due figli inviati dal padre a lavorare nella vigna: inizialmente dice no, «ma poi sipentì e andò». Infatti, ha proseguito, «loro non sapevano cosa fosse pentirsi, perché si sentivano perfetti: “Ti ringrazio Signore perché non sono come gli altri, neppure come quello che sta pregando lì”». Infatti «erano vanitosi, orgogliosi, superbi, e intanto la vittima è il popolo», che «soffriva queste ingiustizie, si sentiva condannato da loro, abusato da loro: il popolo, umile e povero, scartato». «Questa —ha affermato Francesco —sarà la promessa. Un popolo che sa pentirsi, che si riconosce peccatore, è come uno scarto di questa gente». E, ha aggiunto, «a me piace pensare a Giuda». Senza dubbio «Giuda è stato un traditore, ha peccato di brutto, ha peccato forte». Ma «poi il Vangelo dice che, pentito, è andato da loro a ridare le monete». E loro hanno cercato di tranquillizzarlo dicendo: «Tu sei stato il nostro socio, noi abbiamo il potere di perdonarti tutto». Lui rifiuta e loro gli rispondono di arrangiarsi, il problema è suo. Così «lo hanno lasciato solo, scartato: il povero Giuda traditore e pentito non è stato accolto dai pastori, perché questi avevano dimenticato cosa fosse un pastore». Erano «gli intellettuali della religione, quelli che avevano il potere, che portavano avanti la catechesi del popolo con una morale fatta dalla loro intelligenza e non dalla rivelazione di Dio».

L’ANGOLO DEGLI AVVISI

Triduo di preparazione alla Festa di San Michele:
Domenica 27 – Lunedi 28 – Martedi 29 Settembre 2020
alle ore 18.00 Recita della Coroncina di San Michele
Durante la settimana, alla S. Messa delle 18.30 saranno presentati i gruppi parroc-chiali che apriranno l’anno pastorale e animeranno la S. Messa.
Il calendario è riportato di seguito:
Lunedi 28 settembre: GRUPPI LEGIO MARIE E COMITATO DI SAN MICHELE
Martedi 29 settembre: FESTA LITURGIA DI SAN MICHELE
GRUPPI BOANERGHES E PORTATORI DI SAN MICHELE
Mercoledi 30 settembre: GRUPPI CATECHESI DEI BATTESIMI – SCUOLA DI PREGHIERA – GRUPPO EMMAUS
Giovedi 1 ottobre: Gruppo CARITAS
Alle ore 21.00 Adorazione eucaristica comunitaria
Venerdi 2 ottobre: GRUPPO DIVERSAMENTE GIOVANI

DOMENICA 4 OTTOBRE ALLE ORE 10.30
SOLENNE S. MESSA DI SALUTO E RINGRAZIAMENTO A DON ARISTIDE SUL SAGRATO DELLA CHIESA.

Domenica 4 ottobre sono sospese le S. Messe delle 10.00 e 11.30

Gloriosissimo Príncipe San Michele, capo e guida degli esérciti celesti, depositario delle ànime, debellatore degli spíriti ribelli, condottiero nostro ammiràbile, dégnati di liberare da ogni male tutti noi che con fiducia a te ricorriamo, e ottiénici con la tua valida protezione di servire fedelmente ogni giorno il nostro Dio.
Amen.
O San Michele Arcangelo, difendici nella lotta, sii nostro presidio contro la malizia e le insidie del diavolo. Che Dio lo sòggioghi: chiediamo supplicando; e tu, principe della milizia celeste, caccia nell’inferno Satana e gli altri spiriti maligni che a perdizione delle anime vanno errando per il mondo.
Amen.