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San Michele Arcangelo a Pietralata è una Parrocchia della Diocesi di Roma, collocata nel Settore Nord della Prefettura XII, Quartiere Pietralata, 4° Municipio.
E’ Diaconia di S.Em. Card. Michael CZERNY.

Costituzione e territorio

La Parrocchia è stata eretta il 23 settembre 1938 con il decreto del Cardinale vicario Francesco Marchetti Selvaggiani “Ad viam Tiburtinam” ed affidata al clero diocesano di Roma. Il riconoscimento agli effetti civili del provvedimento vicariale è stato decretato il 4 agosto 1939. La chiesa è stata consacrata il 25 settembre 1948 da Mons. Luigi Traglia, Vicegerente di Roma, essendo Parroco don Vincenzo Leone Capitanata.

Il territorio, formato con scorpori da quello dei SS. Angeli Custodi a Monte Sacro e di S. Lorenzo fuori le Mura, con decreto del 15 giugno 1982 è stato determinato con i seguenti nuovi confini: “Via Tiburtina, partendo dall’altezza di Via di Pietralata – Via dei Monti Tiburtini fino a 300 mt. circa dopo la Via dei Durantini – da qui, per Via breve, fino all’altezza della fine di Via del Carbonio ed oltre, fino a raggiungere Via Leopoldo Pilla all’altezza di Via Cosimo De Giorgi – Via Leopoldo Pilla – Via Mario Canavari – linea ideale che da detta Via raggiunge il fiume Aniene tangendo la fine del Vicolo del Casale Rocchi”.

Il complesso immobiliare è di proprietà dalla Pont. Opera per la Preservazione della Fede e la provvista di nuove Chiese in Roma.

La chiesa

La chiesa fu costruita con tecniche semplici e poco costose, adattandosi bene ai tempi difficili del tempo facendone così il tempio giusto tra le case sorte attorno: Casa fra le case.

Realizzata su progetto di Tullio Rossi, ha forma di capanna con rivestimento in laterizio. Sulla cima del tetto è posizionata la statua della Madonna della medaglia miracolosa; nella facciata, sopra il portale di ingresso, è presente lo stemma di papa Pio XI. L’edificio è affiancato da due campanili a vela, accostati a squadra.

All’interno essa si presenta a pianta rettangolare. Il soffitto è a capriate. Superato l’ingresso, ai lati si trovano due acquasantiere sostenute da basse colonnine. Nelle nicchie che seguono sono poste, a destra il gruppo ligneo raffigurante l’incontro di Gesù con Maria e, a sinistra, la statua di Sant’Antonio da Padova. La nicchia di sinistra copre l’ingresso che, in origine, consentiva di accedere al battistero successivamente adibito a locale caldaia e deposito di attrezzi.

A circa due terzi della navata si incontrano due cappelle laterali: guardando l’abside, quella di destra è dedicate alla Madonna, quella di sinistra ospita la statua di San Michele. A fine settembre, in occasione della festa dei Santi Michele, Gabriele e Raffaele la statua dell’Arcangelo lascia la cappella a spalla di portatori per essere portato in processione attraverso il quartiere. L’attuale statua ha sostituito quella in gesso donata alla chiesa negli anni ’50, portata in processione con un camioncino sino al 1960, danneggiata dall’umidità.

Nell’abside, al centro dietro l’altare, è posizionato un dipinto di San Michele Arcangelo copia di buona fattura della celebre tela di Guido Reni del 1635. Da questo originale provengono le numerose copie – tra cui anche quella che si trova nella nostra chiesa – che i Padri Cappuccini commissionarono nel corso del ‘600 per le chiese dei loro conventi.

Ai lati della tela-copia sono presenti due affreschi realizzati da un pittore locale, appena eretta la chiesa, su commissione di don Leone Capitanata, parroco dell’epoca. Il dipinto di sinistra, rifacendosi all’Apocalisse, rappresenta San Michele, armato, che guida alla vittoria le potenze angeliche obbedienti a Dio nella battaglia contro Lucifero e i suoi demoni. Da notare che, per i volti dei demoni, il pittore si servì dei lineamenti di persone residenti nel territorio di Pietralata. Il dipinto di destra invece illustra l’apparizione dell’Arcangelo nella grotta del Gargano dove poi è sorto il santuario a lui dedicato. Potrebbe essere un omaggio del pittore ai molti pugliesi residenti negli anni 40 e 50 nella borgata circostante la chiesa. Questi due affreschi hanno ripreso a brillare nei loro colori e forme negli anni ’80 per iniziativa del parroco don Antonio Antonelli che li ha voluti riportare in primo piano dopo che per vent’anni erano rimasti coperti.

Dal tirante sotto il catino, per volere dell’allora parroco don Aristide Sana, dal 2011 pende una grande croce, opera dell’iconografa Claudia Rapetti. Nella sua realizzazione l’artista si è ispirata ai crocifissi toscani del XI-XII secolo in stile italico-bizantino. Il Crocifisso ha gli occhi aperti, segno di una persona viva che guarda ed interpella l’osservatore. Il corpo, tonico, non si contorce negli spasimi di dolore ed il sangue che esce dalle ferite è discreto. Dal fianco esce un doppio zampillo di sangue ed acqua, simbolo dei sacramenti che danno vita: Battesimo ed Eucarestia. Nel nimbo (l’aureola) è inserita una croce e in questa le lettere greche “O – Omega – N” vogliono dire l'”Essente”, ovvero, “Io sono colui che sono”, il nome che Dio si è dato nell’Antico Testamento, sul Sinai. La croce su cui è inchiodato Cristo è blu oltremare, colore del manto di misericordia di Gesù Onnipotente. Ai lati del Cristo sono rappresentati la Vergine Maria e Giovanni evangelista, assunti a simbolo della Chiesa nascente dal costato del Fondatore. Non hanno atteggiamenti di straziante dolore. La mano che entrambi hanno sul viso indica, nel linguaggio iconografico, un segno di dubbio e perplessità per ciò che si sta compiendo sotto i loro occhi. In greco sono anche le scritte nei tondi rossi sui bracci orizzontali della croce: “IC XC” indica il nome di Gesù Cristo, “NI KA” vuol dire “vince”. Nella parte superiore della croce è raffigurato il Trono di Dio e l’Agnello ripresi da Apocalisse 5,6. E’ una rappresentazione che si incontra nei mosaici e affreschi delle chiese più antiche di Roma. Ai lati del trono due angeli inginocchiati per l’adorazione, davanti al trono “… un mare trasparente simile a cristallo …” (Apocalisse 4,6).