La chiesa

La chiesa è stata costruita con tecniche semplici e poco costose, in sintonia con i tempi difficili del tempo.

Realizzata su progetto di Tullio Rossi, ha forma di capanna con rivestimento in laterizio. Sulla cima del tetto è posizionata la statua della Madonna della medaglia miracolosa; nella facciata, sopra il portale di ingresso, è presente lo stemma di papa Pio XI. L’edificio è affiancato da due campanili a vela, accostati a squadra.

All’interno si presenta a pianta rettangolare. Il soffitto è a capriate. Superato l’ingresso, ai lati si trovano due acquasantiere sostenute da basse colonnine. Nelle nicchie che seguono sono poste, a destra il gruppo ligneo raffigurante l’incontro di Gesù con Maria e, a sinistra, la statua di Sant’Antonio da Padova. In prossimità della nicchia di sinistra si apriva, in origine, l’accesso al battistero successivamente adibito a locale caldaia.

Lungo la navata si aprono sette finestre con vetrate a mosaico di vetro colorato di Murano. Esse rappresentano episodi del Vangelo unitamente ad elementi simbolici che illustrano i Sacramenti. Le vetrate sono state realizzate da una ditta di Grottaferrata, la M.B. di Pascucci Mauro, su disegni sviluppati dal pittore romano Giorgio Luzietti in base alle indicazioni di don Aristide Sana.

Al termine della navata, prima dell’abside, sulla sinistra si incontra una cappella dedicata alla Madonna, delimitata da una grande vetrata colorata rappresentante l’Annunciazione.

Sul lato opposto si apre la cappella dedicata al patrono della chiesa: San Michele. In essa sono presenti due statue dell’Arcangelo: in alto, restaurata dopo essere stata danneggiata dall’umidità, la statua in gesso donata alla chiesa negli anni 50 e portata in processione a bordo di un camioncino sino al 1960. In basso, alla destra della statua più antica, è invece collocata la statua di San Michele, nell’atto di trafiggere con la lancia il serpente, che dal 2001, ripristinata da don Aristide Sana la festa parrocchiale di fine settembre, ricorrenza dei santi Arcangeli, viene portata in processione per il Quartiere a spalla di portatori.

Nell’abside, al centro dietro l’altare, è posizionato un dipinto di San Michele Arcangelo, copia di buona fattura della celebre tela di Guido Reni del 1635. Dall’originale provengono le numerose copie – tra cui anche quella della nostra chiesa – che i Padri Cappuccini commissionarono nel corso del ‘600 per le chiese dei loro conventi.

Ai lati della tela-copia sono presenti due tempere su muro realizzate da un giovane pittore locale, Roberto Cerbino, nell’anno della consacrazione della chiesa, su commissione di don Leone Capitanata, parroco dell’epoca. Il dipinto di sinistra, rifacendosi all’Apocalisse, rappresenta San Michele, armato, che guida alla vittoria le potenze angeliche obbedienti a Dio nella battaglia contro Lucifero e i suoi demoni. Da notare che, per i volti dei demoni, il pittore si servì dei lineamenti di persone residenti nel territorio di Pietralata. Il dipinto di destra, invece, illustra l’apparizione dell’Arcangelo nella grotta del Gargano dove poi è sorto il santuario a lui dedicato. Potrebbe essere un omaggio dell’artista ai molti pugliesi residenti negli anni 40 e 50 nella borgata circostante la chiesa. Questi due affreschi hanno ripreso a brillare nei loro colori e forme negli anni ’80 per iniziativa del parroco don Antonio Antonelli che, per mano della restauratrice Francesca Garavini, li ha voluti riportare in primo piano dopo che per vent’anni erano rimasti coperti.

Dal tirante sotto il catino, per volere dell’allora parroco don Aristide Sana, dal 2011 pende una grande croce, opera dell’iconografa Claudia Rapetti. Nella sua realizzazione l’artista si è ispirata ai crocifissi toscani del XI-XII secolo in stile italico-bizantino. Il Crocifisso ha gli occhi aperti, segno di una persona viva che guarda ed interpella l’osservatore. Il corpo, tonico, non si contorce negli spasimi di dolore ed il sangue che esce dalle ferite è discreto. Dal fianco esce un doppio zampillo di sangue ed acqua, simbolo dei sacramenti che danno vita: Battesimo ed Eucarestia. Nel nimbo (l’aureola) è inserita una croce e in questa le lettere greche “O – Omega – N” vogliono dire l’”Essente” ovvero “Io sono colui che sono”, il nome che Dio si è dato nell’Antico Testamento, sul Sinai. La croce su cui è inchiodato Cristo è blu oltremare, colore del manto di misericordia di Dio Onnipotente. Ai lati del Cristo sono rappresentati la Vergine Maria e Giovanni evangelista, assunti a simbolo della Chiesa nascente dal costato del suo Fondatore. Non hanno atteggiamenti di straziante dolore. La mano che entrambi hanno sul viso indica, nel linguaggio iconografico, un segno di dubbio e perplessità per ciò che si sta compiendo sotto i loro occhi. In greco sono anche le scritte nei tondi rossi sui bracci orizzontali della croce: “IC XC” indica il nome di Gesù Cristo, “NI KA” vuol dire “vince”. Nella parte superiore della croce è raffigurato il Trono di Dio e l’Agnello ripresi da Apocalisse 5,6. E’ una rappresentazione che si incontra nei mosaici e affreschi delle chiese più antiche di Roma. Ai lati del trono due angeli inginocchiati in adorazione; trono e angeli poggiano su “… un mare trasparente simile a cristallo …” (Apocalisse 4,6).

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