New Michel8 dell’8 Novembre 2020

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.
A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade sispengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”.Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

Mt 25, 1-13

Mettiamo tutto nelle mani di Dio e proviamo a metterci in ascolto della Parola.
Spegniamo il cellulare, chiudiamo la porta della stanza e ci sediamo davanti al Vangelo aperto sulla pagina di questa meravigliosa parabola.
Il vero protagonista di questo brano non è lo sposo e nemmeno la sposa, che tra l’altro non è nemmeno nominata. Neppure le dieci vergini sono le protagoniste di questo testo. L’unico indiscusso protagonista è l’olio. Può sembrare strano, ma è proprio così.
Le dieci vergini sono immagine della comunità in attesa del Signore e il contrasto tra saggezza e stoltezza ci indica come vivere il tempo presente con tutte le sue contraddizioni e fatiche. La parabola della casa sulla roccia sviluppa lo stesso tema: saggezza è ascoltare e mettere in pratica la Parola, solo così, uniti a Cristo luce del mondo (Gv 8,12), possiamo vivere come veri figli della luce (1Ts 5,5).
Stoltezza è non avere ciò che illumina, è ascoltare senza mettere in pratica, è riempire la nostra vita di cose inutili che per un attimo ci illuminano come un fuoco artificiale e poi ci lasciano nell’oscurità. Ciechi. Se non ci alleniamo nell’amore la nostra vita è spenta, secca e triste.
In questo tempo di incertezza e paura, il Signore ci chiama a convertirci alla vera saggezza. Le case costruite sulla sabbia sono già state spazzate via dalla tempesta e giacciono sul fondo dell’oceano della nostra stoltezza e superficialità. Adesso è il tempo di costruire sulla roccia, di riempire d’olio le nostre lampade, di accendere di passione la nostra vita.
Matteo non si fa nessun problema a dire che le dieci vergini si addormentano. Ci piace questa piccola annotazione. Il maestro conosce la nostra debolezza e le fatiche della quotidianità. Può capitare che la nostra fede si assopisca, che ci siano dei periodi di stanchezza e di fatica. Può capitare che ci chiediamo dove si è nascosto Dio, perché le tracce della sua presenza sembrano scomparire. Il maestro sa che la nostra vita è una lotta, che non mancano le difficoltà e gli imprevisti, e ci richiama all’essenziale, a ció che non puó mancare: l’olio dell’amore, della passione, del desiderio.
Coraggio! Non importa se sei caduto o se ti sei sbagliato. Quello che davvero importa è che la tua lampada non smetta di scintillare, che l’olio dell’amore ti faccia “brillare come una stella nel mondo, tenendo alta la Parola di vita.” (Fil 2,15-16)

La nota del Vicariato: «Contenere il virus e custodire la vicinanza»
La nota del vicegerente Palmieri con le indicazioni per fronteggiare l’emergenza in atto: rispondere a inquietudine e paura con «un di più di cura evangelica».

Una situazione epidemiologica «complessa e delicata». Una paura che è il motivo scatenante di tanta «inquietudine e sofferenza» nelle persone, «comprese quelle che frequentano le nostre comunità». Prende le mosse da questo stato di fatto la lettera indirizzata dal vicegerente della diocesi di Roma Gianpiero Palmieri alla comunità ecclesiale diocesana: una nota pastorale con le misure da applicare per contribuire a fronteggiare l’emergenza epidemiologica. E proprio riferito alla paura, l’arcivescovo commenta: «È un atteggiamento comprensibile ma dobbiamo rispondervi con un di più di cura evangelica, di prossimità empatica, di ascolto paziente. Ci è richiesto di rimanere lucidi e determinati nel fare quanto possibile per contenere il virus e nello stesso tempo per custodire la vicinanza a tutti, il “tu per tu” così prezioso in questo momento».
Il vicegerente ricorda le parole di Francesco all’udienza generale di mercoledì scorso, 4 novembre: «Dobbiamo essere molto attenti alle prescrizioni delle Autorità, sia le Autorità politiche che le autorità Sanitarie, per difenderci da questapandemia. Offriamo al Signore questa distanza tra noi, per il bene di tutti e pensiamo, pensiamo tanto agli ammalati, a coloro che entrano negli ospedali già come scarti, pensiamo ai medici, agli infermieri, le infermiere, ai volontari, a tanta gente che lavora con gli ammalati». Quindi, riferito alle disposizioni contenute nel DPCM del 3 novembre, Palmieri si sofferma sulle indicazioni messe a punto dal cardinale vicario Angelo De Donatis insieme al consiglio episcopale. A cominciare da quello che riguarda i profili liturgici e sacramentali.
«Continuiamo a garantire che l’accesso ai luoghi di culto avvenga con modalità volte a evitare ogni forma di assembramento e tali da garantire ai presenti la possibilità di rispettare la distanza interpersonale di almeno un metro», scrive l’arcivescovo. Le modalità rimangono quelle fisate dal protocollo sottoscritto da governo e Conferenza episcopale italiana il 7 maggio scorso, integrato con le successive indicazioni del Comitato tecnico-scientifico.
Le indicazioni diffuse dal vicegerente prendono in esame anche il caso di contagio di uno dei presbiteri che risiedono in parrocchia, circostanza nella quale «è necessario che tutto il presbiterio si isoli in canonica e che ognuno chiami il proprio medico curante, per avere indicazioni su come e dove fare il tampone. Questo non significa però –chiarisce Palmieri –che si chiuda la parrocchia, a meno che la ASL territoriale non lo ritenga necessario. Bisognerà sanificare la chiesa, la sagrestia e gli ambienti parrocchiali e insieme al parroco prefetto contattare altri sacerdoti per la celebrazionedelle liturgie».
Per quanto riguarda infine la catechesi e le attività pastorali, il riferimento è a quanto stabilito dal DPCM con riferimento all’ambito scolastico. Eventuali incontri occasionali “in presenza” dovranno avvenire nella scrupolosa osservanza di tutte le misure previste e con ogni prudenza. Per i bambini e i ragazzi che seguono gli itinerari di preparazione ai sacramenti dell’eucaristia e della confermazione, si potrà far ricorso alla modalità “in presenza”, in linea con quello che avviene nella scuola fino alla terza media».
I bambini e i ragazzi, è l’ultimo punto della nota pastorale, «possono accedere agli spazi ecclesiali destinati allo svolgimento di attività ricreative ed educative, al chiuso o all’aria aperta, con l’ausilio dei genitori o di educatori volontarie con l’obbligo di adottare tutte le misure appropriate». Resta precluso, in base alle norme vigenti, lo svolgimento degli sport di contatto e delle competizioni ad essi connesse. «Sul piano prudenziale è bene, più in generale, sospendere ogni forma di attività sportiva, individuale o di gruppo, organizzata dall’ente ecclesiale nei propri spazi o ivi svolte dai soggetti terzi».

L’ANGOLO DEGLI AVVISI

La S. Messa feriale delle 18.30 sarà sospesa in queste settimane.
Il Sabato sera e la Domenica sera, la S. Messa alle 18.30 sarà celebrata.
«Continuiamo a garantire che l’accesso ai luoghi di culto avvenga con modalità volte a evitare ogni forma di assembramento e tali da garantire ai presenti la possibilità di rispettare la distanza interpersonale di almeno un metro»
Buona Domenica!